MARÍA ZEF
PAOLA DRIGO
RECENSIONE
Rosúte No! Rosúte No! Rosúte No!
Questa esclamazione mi è rimasta in
testa per parecchio tempo, sono stato fortemente colpito da questo romanzo, e
dopo averlo finito mi ha invaso un disagio che è durato a lungo.
Lo sapevo, e mi aspettavo che l’unico
finale possibile fosse quello che si è verificato, non c’era alcuna possibilità
di un finale leggeramente felice per Mariúte, dopo aver saputo delle sofferenze
della vita di sua madre, della sua propria vita rubata da suo zio, che la
violentava, e soprattutto del futuro nero che avrebbe affrontato la piccola
Rosúte, predestinata allo stupro irrimediabile di suo padre, non céra un’altra
via d’uscita.
Tornando al romanzo , direi che mi è
piaciuto tanto quanto mi ha messo a disagio, ho passato tutta la lettura
preoccupato e agitato.
Ho trascorso tutta la vita a fianco di
Mariute e ora sono molto preoccupato sia per il suo futuro, probabilmente
diversi anni in un riformatorio, che per quello della piccola Rosúte.
Come
potrà Mariúte recuperare qualcosa di positivo per la sua vita? Quella bella speranza con Pieri, che
tutti abbiamo vissuto durante la nostra adolescenza, è stata distrutta da quel
bestione di Barbe Zuf.
Un finale tragico, inevitabile, che mi
fa riflettere sul fatto che, in molti che si definiscono uomini, sia la bestia
superiore al dominio di sé o che sono solo brutti animali.
José Luis Méndez Pérez
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